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domenica 17 dicembre 2017

GLI UTILIZZATORI DELL'ECMO: UNO STUDIO SULLE FASCE DI POPOLAZIONE




Le immagini seguenti sono tratte da uno studio (fonte) pubblicato sul sito Pubmed.gov, sito governativo americano, che si occupa di raccogliere articoli medici di carattere scientifico.
Analizzando i grafici possiamo notare come la maggior parte dei trattamenti ECMO si effettuino su pazienti con età inferiore ad un anno, comportando quindi un maggiore aggravio economico, inoltre per i pazienti della stessa fascia di età si osserva una maggiore durata del trattamento. Si osserva altresì che i dati raccolti sono pressoché indipendenti dal sesso dei pazienti.




Immagini tratte dallo studio, vd. testo per descrizione



In questa immagine si può vedere quali siano le problematiche e le cause che portano i pazienti alla terapia ECMO: in particolare i neonati sono quasi esclusivamente soggetti a problematiche cardiovascolari. Per pazienti di età compresa tra 1 e 39 anni si osserva un aumento dell’incidenza dei problemi respiratori, mentre per pazienti da 40 anni in su si registra un notevole incremento delle patologie cardiovascolari, che tornano ad essere il fattore preponderante.

Immagine tratta dallo studio, vd. testo per descrizione

STORIE E PROTAGONISTI. L’ECMO IN GREY’S ANATOMY




Grey’s Anatomy è una delle serie televisive più longeve e seguite di sempre. Durante l’episodio 8 della quattordicesima stagione, uscita nel 2017, nella storia entra in scena un anziano con problemi respiratori, che viene posto sotto ECMO: la cura del tenero anziano porta due dei personaggi della serie (Jackson e Maggie) ad un momento di tenerezza che verrà poi interrotto con un colpo di scena (clicca qui per i dettagli dell’episodio). Il personaggio e la sua storia sono inoltre un modo per analizzare l'impatto della tecnologia all'interno dell'ambito delle cure mediche.

Jackson e Maggie, due dei personaggi della serie

giovedì 30 novembre 2017

L'ABC DEL POLMONE ARTIFICIALE




A come    Anatomia       
 
Schema Anatomico del corpo umano


B come    Benzi

Rosanna Benzi


C come    Cera

Cera Anatomica del Museo di Bologna


D come    Diaframma

Posizione del Diaframma


E come   Emerson

John Haven Emerson illustra il suo modello di polmone d'acciaio


F come    Fumo

Illustrazione sugli Effetti Negativi del Fumo


G come   Guscio

Copertina del Libro su Giovanna Romanato


H come   Handicap

Simbolo universale della disabilità


I come    Intubazione

Tubi usati in Terapia Intensiva


L come    Lobo

Schema descrittivo


M come  Maschera

Maschera per l'ossigeno


N come   Neoplasia

Illustrazione raffigurante una neoplasia polmonare


O come   Ossigenatore

Schema di un ossigenatore


P come    Poliomielite

Sala di un ospedale durante l'epidemia di Poliomielite


Q come   Quadrante

Schema descrittivo


R come    Radiohead

Copertina dell'Album dei Radiohead


S come    Seluk

Una delle vignette di Nick Seluk


T come    Thoratech

Logo della società


U come   Urgenza

Foto di un F-16 come quello che portò il polmone artificiale in Norvegia


V come   Vesalio

Ritratto di Andrea Vesalio


Z come   Zona Toracica

Illustrazione della cavità toracica


giovedì 16 novembre 2017

QUANDO IL POLMONE ARTIFICIALE "VOLA"




Un caso curioso riguardante un polmone artificiale è accaduto in Norvegia, quando un uomo, ricoverato in un piccolo centro ospedaliero situato in una regione remota, ha avuto bisogno di un ECMO per sopravvivere. È stato in questo momento di particolare bisogno che, grazie all’aiuto di un F-16 dell’Aeronautica Militare norvegese, il polmone artificiale è letteralmente volato verso il paziente, permettendo ai medici di salvargli la vita. Per i dettagli ecco il link dell’articolo.



Un F-16 in volo

lunedì 13 novembre 2017

LE INDUSTRIE DELL'ECMO: UN CASO NOSTRANO





Un respiratore extracorporeo a membrana è un sistema complesso, formato dall’unione di vari componenti diversi tra loro. Accade quindi che esistano diversi settori specializzati nella produzione delle singole parti del sistema, che devono cooperare per il funzionamento del sistema complessivo.


La ELSO (Extracorporeal Life Support Organization), l’organizzazione che si dedica a coordinare le istituzioni sanitarie che si occupano di ricerca e valutazione di nuove terapie per il supporto agli organi non funzionanti, ha pubblicato una lista di aziende accreditate per la produzione componenti ed attrezzature impiegate nei respiratori extracorporei a membrana (ECMO).


Molte tra queste aziende sono statunitensi, mentre altre hanno sede nell’Europa settentrionale (Svezia, Irlanda, Germania) ed alcune in Giappone, tuttavia è interessante il caso della Sorin Group.


 Si tratta di una società piemontese nata a Saluggia, in provincia di Vercelli, nel 1956, inizialmente dedita alla ricerca nel settore dell’energia nucleare. Con il tempo l’azienda è entrata nel mercato dell’industria biomedica, con la produzione di valvole mitraliche e stimolatori cardiaci. Al momento è una delle più grandi società produttive di cannule, ovvero dei dispositivi che si inseriscono nei vasi sanguigni del paziente per il drenaggio o la reimmissione del flusso sanguigno. Dal 2003 è stata rifondata, dopo esser stata assorbita dalla SNIA, ed opera tuttora nell’ambito dei dispositivi biomedici.


Molti degli stabilimenti produttivi si trovano in Brasile, Canada, Cina, Repubblica Dominicana, Francia, Germania, Italia e Stati Uniti (link per la lista completa). In Italia sono attivi gli stabilimenti di Mirandola (MO) e Saluggia, per l’ambito della chirurgia cardiaca.





fonti: link

lunedì 6 novembre 2017

SUCCESSO E DIFFUSIONE: ALCUNI GRAFICI SULL'ECMO





Le informazioni ottenute riguardo all’ECMO con gli strumenti della statistica (vedi post precedente), spesso sono di più immediata comprensione se trasferite all’interno di grafici, in modo che si possano effettuare delle considerazioni generali ad un semplice sguardo. Esistono a tal proposito diversi grafici, alcuni dei quali molto dettagliati, che esprimono svariati tipi di informazioni, come, ad esempio, il numero di centri operanti questa tecnica, il numero di casi o la percentuale di successo.


Il primo grafico proposto è stato elaborato da ELSO in collaborazione con il Dipartimento di Terapia Intensiva del The Alfred Hospital di Melbourne: si tratta di un grafico interattivo che, a fronte dell’inserimento di una serie di parametri riguardanti il paziente, fornisce un’informazione sulla probabilità di successo della terapia. È possibile visualizzarlo al seguente link.


Un altro grafico, sempre creato da ELSO, riguarda il numero di centri che operano l’ECMO ed i casi di utilizzo di anno in anno. Il grafico è aggiornato a Luglio dell’anno corrente, quindi manca l’informazione totale del 2017, tuttavia è chiaro che sia il numero di centri sia il numero di casi in cui la terapia è praticata sono in continuo aumento, specialmente nell’ultimo decennio.








Nel seguente grafico pubblicato in uno studio su CriticalCare, si hanno informazioni sulla percentuale di successi nell’applicazione della terapia e sul numero di ospedali che la praticano. Analogamente al caso di prima, si osserva che il numero di centri che praticano ECMO è in continuo aumento, soprattutto nell’ultimo decennio, mentre l’efficacia della terapia si mantiene pressoché costante, sul 50-60%. Ciò è dovuto al fatto che, nonostante i progressi tecnologici, rimane alto il numero di complicanze dovute all’intervento, e sono alti i numeri dei pazienti che presentano danni permanenti dopo il trattamento.








I due grafici seguenti sono tratti da un articolo pubblicato sulla rivista Proffessional Heart Daily: il primo fornisce ancora un’informazione sul numero di centri e di casi, mentre il secondo fornisce un’informazione sulla percentuale di sopravvivenza in base al tempo di trattamento; ogni curva è riferita ad un periodo diverso in cui la terapia è stata applicata. Si può osservare come per trattamenti di lunghezza crescente la probabilità di successo si riduca drasticamente, per poi rimanere costante per trattamenti abbastanza lunghi. Inoltre il grafico ci offre una visione più ottimistica riguardo al “percorso evolutivo” dell’ECMO, con una percentuale di sopravvivenza che aumenta con il progredire della tecnologia a suo supporto, a parità di lunghezza del trattamento.










Si indicano infine due grafici tratti da uno studio dello U.S. Department of Health and Human Services, effettuato alla fine degli anni ’80, ma che può dare un’idea sulle prime applicazioni della tecnica della respirazione extracorporea a membrana attuata su neonati. In particolare si hanno informazioni sulla percentuale di successo e sul numero di centri che praticavano ECMO.





ECMO: ALCUNE STATISTICHE





La tecnologia della respirazione extracorporea è in continuo sviluppo, per cui spesso vi è la necessità di creare un quadro d’insieme (spesso usando gli strumenti della statistica), che riguardi la diffusione dei centri che praticano la tecnica, del numero di pazienti sottoposti alle terapie, del tasso di successo delle terapie stesse, ed in ultima analisi del rapporto costi-benefici (intesi dal punto di vista clinico, prima che economico), che comporta la scelta di intraprendere una cura con ECMO.


Lo studio di tutti questi parametri consente di monitorare lo sviluppo dei trattamenti della loro efficacia, oltre a dare la possibilità di fare delle previsioni per il futuro.


Si riportano in seguito alcuni dati scaturiti da diverse ricerche sulla respirazione extracorporea a membrana.









In questa tabella, tratta da uno studio effettuato da ELSO (Extracorporeal Life Support
Organization) sono elencati i casi di trattamento con ECMO, classificati per età e tipo di intervento (solo polmonare, solo cardiaco, oppure Extracorporeal Cardiopulmonary Resuscitation, ovvero supporto cardiorespiratorio al paziente). Le colonne invece elencano il numero di pazienti sottoposti a trattamento, il numero di quelli che hanno superato l’inizio del trattamento (l’ExtraCorporeal Life Support) ed il numero di coloro che sono sopravvissuti alla fine del trattamento o all’impianto di un organo funzionante. Si può osservare come le probabilità di successo diminuiscano con l’aumentare dell’età e con il complicarsi della problematica (cardio-polmonare piuttosto che solo polmonare).











In quest’altra tabella, tratta da uno studio svolto su dei neonati dallo U.S. Department of Health and Human Services, vengono messi a confronto i rischi dovuti all’uso dell’ECMO, piuttosto che di Terapie Mediche Convenzionali (CMT) riguardo all’insorgenza di diverse problematiche. Nella prima colonna viene riportata la probabilità dell’evento, calcolata con un livello di fiducia del 95%, mentre la seconda colonna indica il livello di significatività dell’indagine.  Si noti che mentre l’uso dell’ECMO aumenta il rischio di problemi cardiovascolari come emorragie o ischemie cerebrali, esso riduce la probabilità di disabilità alla respirazione e di malattie croniche ai polmoni. Con PPHN si intende Persistent Pulmonary Hypertension of the Newborn.








Nelle tabelle precedenti, tratte dallo stesso studio, si osservano invece le incidenze delle varie patologie, con i relativi tassi di mortalità, oltre ad alcune caratteristiche degli individui della popolazione su cui si è basato lo studio. Si propone infine una tabella che mette a confronto le probabilità di successo, anno per anno, dell’ECMO rispetto ai trattamenti convenzionali.






fonti: link 1, link 2 

sabato 4 novembre 2017

IL VIZIO DI VIVERE: LA STORIA DI ROSANNA BENZI



Sulla scia dei post precedenti, parliamo adesso di un film che ha a che fare con il mondo dei Polmoni Artificiali.
Il film scelto è Ilvizio di vivere, del 1989 per la regia di Dino Risi. Esso racconta la stori di Rosanna Benzi, che colpita a quattordici anni dalla poliomielite, è costretta a trascorrere il resto della sua vita in un Polmone d’Acciaio. Tuttavia Rosanna non si arrende alla sua condizione e combatte la malattia, diventando una delle figure più importanti nella campagna di difesa per i diritti dei disabili, ricevendo per questo una lettera dall’allora pontefice Giovanni XXIII, in cui la ringraziava per incarnare l’amore per la vita al di la delle difficoltà. Fu inoltre proposta come senatrice a vita e fondò la rivista Gli Altri, che fu un efficace mezzo per la diffusione di una maggiore sensibilità nei confronti delle persone affette da handicap.
Di seguito è riportato un link per la visione del lungometraggio.

Articoli su Rosanna Benzi (link 1, link 2)

UN LIBRO, UNA STORIA, UNA VITA: IL CASO DI FREDERICK SNITE




Come abbiamo visto, la vita di coloro che per sopravvivere dipendono da sistemi artificiali, può essere ricca di passioni ed emozioni, e non ridursi al semplice atto di accettare passivamente la propria condizione.

Dopo il caso di Giovanna Romanato, abbiamo un altro libro, scritto da Leonard Hawkins, che può aiutarci a comprendere meglio l’esistenza di coloro che sono legati ad una macchina come il polmone Artificiale.

  Leonard Hawkins è un tecnico che si occupa della manutenzione dei polmoni d’acciaio, ed è incaricato di prendersi cura, tra gli altri, di Frederick Snite. Hawkins diventa per Snite più di un semplice tecnico ed infermiere, egli è un amico.

Snite contrae la poliomielite durante un viaggio in Cina, all’età di venticinque anni. Sarà quindi trasferito in America, dove vivrà altri diciotto anni all’interno di un Polmone d’Acciaio; a questo punto le vite di Hawkins e Snite si incrociano.
Copertina del Libro


Nel libro The Man inthe Iron Lung: the Frederick B. Snite, Jr. story, Hawkins racconta gli anni trascorsi insieme all’amico, rendendo la sua storia fonte d’ispirazione per altri nelle sue stesse condizioni. Egli riuscirà infatti a sposarsi ed avere tre figlie, inoltre acquisirà una certa popolarità, divenendo noto come The Boiler Kid.

LE NARRAZIONI SUL POLMONE ARTIFICIALE: LA FARFALLA NEL BOZZOLO D'ACCIAIO





Le narrazioni sul polmone artificiale sono intimamente intrecciate con le vite delle persone che si sono trovate costrette a vivere dipendendo da questi dispositivi. Spesso, tuttavia il fatto di essere “confinati” in un corpo inerme, si traduce per gli ammalati, in un’affermazione d’amore per la vita.


Uno di questi casi è quello di Giovanna Romanato, genovese, costretta da oltre cinquant’anni a vivere all’interno di un polmone d’acciaio. A dieci anni, infatti, fu colpita dalla poliomielite, per cui ai tempi non esisteva il vaccino, perdendo quindi la capacità di respirare autonomamente. Ciò non ha impedito a Giovanna di condurre un’esistenza vissuta con dignità e coraggio.

Copertina del Libro



La sua storia è narrata dal giornalista Enzo Melillo nel libro La farfalla nel bozzolo d’acciaio. In questo    libro-intervista, si cerca di raccontare l’esperienza di una vita vissuta in un “grembo d’acciaio”, compagno indesiderato, ma che ha consentito comunque una vita fatta non solo di angoscia e dolore, ma anche di passione e forza d’animo.

Sito web di Giovanna Romanato